Canta che ti passa

Posted on 01/05/2013 by cesare del prato in Pillole

9788880899679Ho sempre odiato questa locuzione un tantino greve, con quel po’ di caciarona come immagine di situazione. Però poi un giorno ho scoperto che è vero.

L’ho scoperto durante il corso di Diploma di Didattica della Musica leggendo un libro bellissimo. Si tratta di “L’orecchio e la voce” di A. Tomatis (1993 ed. Boldini e Castoldi Dalai). Il libro è molto interessante, ve lo consiglio si trova on line molto facilmente, ed è non a caso, un best seller.

Alfred Tomatis (1920 – 2001) era un otorino, attraverso vari studi ha scoperto e scientificamente provato che c’è una stretta correlazione tra il modo di ascoltare e il timbro della propria voce. Ha curato famosi musicisti, violinisti, cantanti dello scorso secolo, che avevano avuto un leggero disturbo dell’udito, magari impercettibile, che però creava un cambiamento del modo di ascoltare, e che si scoprivano molto meno efficienti col proprio strumento. Tomatis ha scoperto che il nervo vagale, il più lungo del nostro corpo, che parte dal cervelletto e dopo  lunghi giri finisce nella cistifellea, passa per il labirinto, generalmente il destro, e se sollecitato da onde sonore auto emesse (cantare essenzialmente), aiuta la produzione di endorfine. Dunque cantare fa bene al corpo. Io in tanti anni ho avuto modo di sperimentarlo con i coristi di tutte le età. Tutti, grandi, piccini e anziani, dopo un’ora di canto sono vagamente ebbri, più sereni e socievoli, sopratutto se all’inizio della prova si sentivano particolarmente stanchi e privi di energia. Non è un caso che dentro i cori si formano (o si sfasciano) famiglie, incontri, amori. Grazie ai cori ACMT in quasi vent’anni, sono nati circa 18 bambini da coristi che si sono incontrati e innamorati cantando. E non è un caso che dopo le prove serali alle 23, magari di lunedì o di martedì sera, con tutto quello che si ha da fare il giorno dopo, comunque spesso si va a  bere una cosa, per prolungare il piacere di stare insieme. C”era una tempo alcuni anni fa, in cui le prove del coro duravano un’ora e mezza, e il dopo-coro durava 4 ore.. Ma eravamo giovani!.

Dunque cantate che vi passa!.

Un coro rende qualunque occupazione più proficua e serena, dunque il coro a scuola, nelle università, nelle grandi aziende, non solo nelle chiese e nelle sale da concerto. Addirittura, dati i tempi, se fossi un politico (non c’è pericolo), e magari mi trovassi deputato a Montecitorio, proporrei di mettere su un coro di parlamentari, magari un coro gospel, e il martedì mattina alle 9 comincerei la settimana parlamentare con una bella prova di un’ora e mezza senza pause. E’ un ottimo modo per rendere efficiente, serena e produttiva tutta la settimana! (immaginate con i tempi che corrono, come sarebbe popolare nel paese questa iniziativa!)

3 Comments

  1. Grazie infinite per questo articolo Cesare che mi conferma, tra l’altro, anche mie varie teorie. Sono anni che ho la percezione che il canto possegga in se una grande potenza terapeutica e guaritrice. :)

  2. Cesare, è tutto verissimo. A dimostrazione che cantare fa bene all’umore, ti chiedo, ma cosa significa circa 18 bambini? ;-) Francesco

Pingbacks

Lascia un Commento

  • ACMT su Twitter

    @ACMarcoTaschler on Twitter
  • Video su YouTube.