E che Messiah sia

Posted on 10/09/2013 by cesare del prato in Blog

foto camera marci 045Così mi ritrovo in un attimo a pensare che ho cominciato a dirigere cori nel settembre del 92, e che sono passati ventuno anni. Ventuno anni da quelle domenica sera a via Cernaia, dove ero capitato per caso appena tornato da Vienna, giovane pianista pieno di progetti. E quelle serate un poco al di fuori dei miei progetti musicali, con tanta gente venti venticinque anni come me, che però si incontrava per fare musica, gospel a quattro parti. Ce ne erano una quarantina più o meno. E mi ricordo la prima sera quando arrivai e cantai tra i bassi credo; era da un paio di volte che si vedevano e provavano un arrangiamento molto semplice di Nobody Knows. Tra loro molti cantori bravissimi, alcuni eccezionali, uno in particolare era un pezzo di musica ambulante  (infatti Niccolò ha fatto e continua a fare molta musica bellissima). Poi, quella sera, dopo poco che cantavo, mi proposero di dirigere, in quanto “diplomato”. E così ebbi anche la fortuna che brano funzionò subito, e fu facile tirarne fuori qualcosa di decente in breve.

E poi da allora mille storie da farci libri, e mille storie che a me e tanti altri hanno fatto liberi. Liberi da serate invece passate in modo ordinario, a casa, tv, oppure una birra un locale inutile e che ad oggi svanisce nel ricordo. Da allora poco a poco ho capito il valore di questa esperienza di musica, aver a che fare con semplici appassionati che danno tutto il loro impegno per cantare un brano. Che si incontrano per prove aggiuntive, che si fomentano con piccoli concerti, i matrimoni, o che si emozionano durante un’avventura coristica straordinaria, un grande concerto, un film addirittura. Se tutto questa vita di incontri, di amori, di figli generati fosse una merce sarebbe carissima; per fortuna non lo può essere. Ed è proprio, pensavo in questi giorni, il senso di ciò da cui non avremmo mai dovuto allontanarci. L’ambiente umano fatto di incontri e di scambi di bei momenti, ambienti che si trovano in tante occupazioni, l’arte, il teatro lo sport ma che attraverso la musica si possono molto facilmente creare. Un modo per vincere quella sorta di lagnosa e affligente sensazione che dà la vita quotidiana di molte persone in questo periodo. Giustificata sicuramente dal fatto che non è certo un gran periodo, ma anche amplificata da tutto ciò che abbiamo dovuto “subire” in questi ultimi trent’anni. Il concetto di spendere, consumare, l’attesa della vacanza, lo stacco. Ma la vita vera è quella dei giorni uno dopo l’altro, delle mattinate d’autunno di pioggia, dalle sere un po’ amare. Abbiamo bisogno di ritrovare momenti di vacanza nella nostra vita quotidiana, che non siano legati a consumare oggetti ma che siano dedicati a produrre affetti. “Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro” bellissima frase di Karol Wojtyla che è di questi tempi, che contiene forse quel troppo di “agonismo”. Forse, se mi permettessi, aggiungerei, senza lasciare la mano di chi vi è vicino.

E’ per questi motivi e su queste riflessioni che ho pensato quest’anno di fare con i nostri cori due grandi progetti. Per avere attraverso loro la possibilità di coinvolgere molte persone e dare a tanti queste sensazioni. Dunque vorrei fare:

Il Messiah di Haendel la prossima primavera in un posto grande e prestigioso, con un’orchestra barocca di prim’ordine, strumenti originali, solisti eccezionali, almeno 70 coristi.

Almeno 70 coristi per un importante concerto Gospel Jazz accompagnata da una Big Band Americana di 40 persone.

Non mancano molti ingredienti per questi progetti così ambiziosi se mi date una mano ce la possiamo fare.

a presto

cesare

Lascia un Commento

  • ACMT su Twitter

    @ACMarcoTaschler on Twitter
  • Video su YouTube.