Ciao Lisa…

Posted on 09/07/2016 by cesare del prato in Attività

lisa

Il 6 Luglio scorso se ne è andata Lisa, una bellissima persona che ha dato gioia a tanti di noi. Le più belle parole per ricordarla sono di             Paola Notari

A me le parole servono.
Oggi le uso per piangere la tua scomparsa Lisetta bella. Perché così spero di sentirmi meglio e riuscire a proseguire questa giornata, in qualche modo più liberata.
Sono contenta che sei morta perché non sopportavo vederti così come eri ridotta. Tu che ci hai tenuto sempre così tanto, elegante alternativa creativa. Con un senso innato della bellezza. Non era più tua quella carcassa che ti rappresentava.
Tu sei la bella figlia che ha fatto strage di cuori, facendo innamorare con i tuoi occhi, le corde basse e calde della tua voce. Il sorriso.
Però che carattere di merda Lisa mia.
Quanta corazza a rivestire il nucleo ardente di dolcezza.
Grazie alla tua armatura ti sei privata di tante troppe cose. Quanto amore hai respinto, con quanta veemenza hai immolato il tuo corpo all’altare della purezza del principio, del rigore morale. Un diamante. Senza compromessi. Mai un cedimento.
Non sei retrocessa manco di una virgola, mai, rispetto ad un tuo volere. Mai ha ceduto alla malattia. L’hai combattuta con costanza e con distacco come andava fatto.
Lisa vorrei stringere ancora le tue manine piccole. Più piccole delle mie.
Come quando ci siamo ascoltate abbracciate il concerto della Montero, quante emozioni quella sera, all’università. Eri a pezzi dal dolore, le ripetizioni ossee urlavano prima della nuova terapia. Però sei venuta al concerto, e ce lo siamo goduto.
” amma fa’ sto capolavoro Paole’, sto cazzo di capolavoro della nostra vita, come ci ha detto Cesare”.
E facciamolo Li’, c’abbiamo provato un sacco di volte. Forse pure l’abbiamo fatto. Un pochetto.
Mo’ tu promettimi che ti strafoghi di zuccheri e carne, che banchetterai n paradiso per settimane. Tutto quello di cui ti sei privata.
E vai vicino al sole, abbronzati più che puoi, nuota nel mare delle stelle, fai, recupera tutto quello che questa cazzo di vita ti ha tolto. Quanti anni sono che non ti fai un bagno al mare.
Lasciati amare Lise’, con coraggio, incoerenza, assordante o silenzioso, fallo rientrare l’amore. Che il tuo cuore l’hai tenuto troppo imprigionato, per troppi anni. Scopati tutto il creato, fai l’amore in ogni modo possibile ed impossibile.
Genera, come la madre che saresti stata, tanti bambini e tante bambine.
Infine, canta.
Che quella è l’unica cosa che ti sei concessa e io non ci posso pensare che non l’ascolterò più la tua voce.
L’irreparabilità.
Esiste un libro, importante. Prezioso. Si chiama l’anno del pensiero magico ed è di J. Didion, una scrittrice che racconta della morte improvvisa del marito e di tutto quello che era successo, aveva pensato e messo in pratica dal tempo zero della morte ai successivi 12 mesi.
Tutti quei pensieri e gesti folli, i rituali.
Tutta la follia davanti all’anta aperta del l’armadio in cui si devono prendere i vestiti del defunto e farli uscire da quella nicchia di vita quotidiana.
Della resistenza ostinata con cui si lascia per mesi almeno un paio di scarpe, perché il pensiero magico ci suggerisce che se il morto decide di tornare deve avere almeno un paio di scarpe da mettersi.
E lasciare almeno un paio di scarpe pronte all’evenienza rende il morto un po’ meno morto.

Ciao piccole’, ci andiamo in Argentina. Prima o poi.

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