“Anche la bellezza è destinata a morire”

Posted on 17/02/2011 by cecca in 2010, Blog

Bendati - foto di Giulio Corsi 2010

La sera del concerto del 16 giugno 2010 è stata per me una sera preziosa, vi spiego perchè.

Per tutta la rassegna abbiamo portato avanti un messaggio forte e chiaro di sdegno nei confronti dello stato del sistema musica in Italia. Ho sollecitato le oltre 1100 persone di pubblico che sono intervenuti ai nostri concerti,  a tronare a casa con un messaggio su cui riflettere, messaggi che se trasmessi “conditi” con le emozioni che la musica e la situazione riesce a creare, allora diventano super messaggi…

Allora noi, io e Sergio, abbiamo riflettuto sulla realtà in questi mesi, abbiamo parlato della realtà rappresentata che è più efficace della realtà vera. In televisione tutto può essere diverso da come invece è; le case a l’Aquila sono state ricostruite, la “munnezza” aNapoli è sparita… eccetera. La realtà rappresentata diventa vera.

Così noi abbiamo “rappresentato l’esecuzione” di una cantata di J. Brahms, “Naenie op. 82″non l’abbiamo eseguita, ora non possiamo farlo tra l’altro, ci vogliono un sacco di soldi, ci occorre un’orchestra sinfonica, i soldi si spendno per creare stadi da beach soccer sopra al circo massimo, scherzi?

L’abbiamo “rappresentata” questa cantata, l coro fingeva di cantare il quintetto d’archi fingeva di suonare.

Abbiamo scelto questa opera perchè il testo di Schiller suggerisce che essa diventi un simbolo.”Auch das Schöne muß sterben!” Anche la bellezza deve morire!

La bellezza è destinata a finire ma vivendo essa si da agli uomini che ne possono godere. “Anche solo l’ultimo canto sulla bocca dell’amata che muore è cosa splendida, perchè solo l’uomo misero quando muore , scendeagli inferi nel silenzio”

E’ la grande e possente lezione del romanticismo tedesco, e il connubio Brahms – Schiller fa di questo brano un capolavoro.

Allora diventa un simbolo per noi, che vogliamo alzare come un vessillo contro il silenzio assordante dei tempi, di una classe dirigente di amministratori, politici, “capi”, uomini miseri, che vivono nel silenzio della loro ignoranza.

Mentre la realtà rappresentata si auto celbrava un inquisitore ha bendato tutti e ha legato gli strumentisti e il direttore. Questo imbavagliare, pensato nella performance mesi fa, prima che il bavaglio fosse così presente nelle cronache dei giornali di questi giorni, questo bavaglio dunque, diventa significativo di due cose: la realtà non si può rappresentare per sempre bisogna proporla e bisogna anche cercarla senza lasciarsi ingannare. Secondo, noi tutti non possiamo permettere che si impedisca alla musica di essere, ai musicisti di cantare e suonare, agli artisti di morire per la loro arte. Non possiamo far vincere il silenzio e la sua miseria. Non possiamo dimenticare che le nostre radici culturali sono anche quelle Brahms, Schiller, i pezzi di granito della cultura mitteleuropea dell’800 da cui noi proveniamo e cui dobbiamo attingere per il bene della nostra società. Fare spettacolo ma anche cultura, altrimenti lo spettacolo da solo è show businnes, buono per arricchire un bravo produttore, ottimo magari per una bella serata, ma la cultura è altro.

Poi quando l’ultimo cantore è stato bendato la musica si è interrotta improvvisamente. Facciamo tutti che non accada più…

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