L’inverno del mio sconcerto

Posted on 19/02/2011 by Ghengo in 2011, Archivio, Blog

S. Alessio all'Aventino giugno 2010Sta quasi per concludersi questo freddo inverno. Di cui mi sento di descrivere il senso di sconcerto con cui ho vissuto la mia vita pubblica. Una stagione in cui ho continuato e continuo a lavorare con un senso di precarietà sia per le mie sorti sia sopratutto per quelle di tanta gente della mia generazione con cui non posso non condividere il disagio. Io faccio anche il musicista e per fortuna la versatilità delle competenze di un musicista, spesso confuso erroneamente con un distratto personaggio un pò rincoglionito (…grazie giavanni allevi che contribuisci a questa stupida immagine), ci rende disponibili a molti cambiamenti di rotta, insegnare, fare varie musiche, da cui le occasioni di lavorare seppur dure, non mancano.

Penso però a tutti quelli, tanti, che hanno una lavoro preciso, magari insegnano nella scuola pubblica non sapendo se e dove lavoreranno il prossimo anno. Come musicista penso ai cachet che girano per una serata, sempre più scarsi. Alle orchestre sinfoniche che non ci sono, noi che abbiamo avuto una tradizione sinfonica eccezionale, gli orchestrali italiani sono tradizionalmente tra i più creativi e entusiasmanti. Penso al Festival di Spoleto, faro della nostra tradizione di ricerca musicale e di immagine nel mondo. Che avrà quest’anno un quarto del contributo dello stato per la sua realizzazione, rispetto allo scorso anno. un quarto di quanto la mitica Ruby avrebbe rubato (nomen omen?) o avuto in regalo dal suo mentore, per abbassare il volume del bungabunga nazionale.

Penso allo sconcerto sui volti di tanti con cui il 13 febbraio scorso ci si comprimeva a Piazza del Popolo. E penso allo sconcerto di quegli italiani che sostengono il Basso Impuro che un giorno si sveglieranno un attimo e capiranno qualcosa.

Penso con sconcerto alla nostra patria e al modo scomposto con cui chi se ne dovrebbe occupare chi se ne occupa, proprio nell’anno in cui ci celebra una ricorrenza importante. Io e tanti come me, la stanno celebrando molto meglio con il loro impegno nel lavoro e nel sociale, silenzioso e appassionato. Faccio cantare ai miei allievi l’Inno di Mameli con tutte le sfumature della musica che Novaro ha scritto in partitura. Ma anche Va Pensiero che è scritta da un Italiano che lottava per l’unità d’Italia (e se c’è una “patria sì bella e perduta” è l’italia, non la Padania). E anche Bella Ciao che non è un canto comunista ma che celebra la resistenza, l’evento che ha acceso la nostra vita republbicana e che dovrebbe accendere la voglia di essere cittadini onesti di questa nazione di destra e di sinistra, ma brava gente, non pezzenti individualisti evasori fiscali mafiosi arroganti.

Penso che a giugno come operatore culturale ho la possibilità di organizzare delle serate meravigliose in un posto unico al mondo, far venire tanti amici per tanti concerti e tanta musica. E’ un giardino che la musica sospende sopra questo mondo che è e sarà anche a giugno un pò infame. E ora faccio anche fatica a trovare le enrgie per fare un bel lavoro, qualcosa di bello da ricordare, e ritengo responsabile di questa fatica proprio il mondo intero, la nostra contemporaneità. Non possiamo permetterci di cercare la bellezza con fatica, perchè non la troveremo mai. Perciò la nostra contemporaneità sarà evocata in queste serate attraverso i grandi problemi che la affliggono, le parole chiave casa e lavoro. CASA, dimora per i cuccioli e LAVORO, campo da coltivare o valle dove cacciare. L’essenza delle necessità dell’umanità.

Penso a tanti concerti per terminare l’inverno dgli sconcerti.

Trovo le energie guardando i miei bambini, come sono nuovi nel sole di monteverde vecchio.

cesare del prato

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