Cultura e/o spettacolo

Posted on 28/03/2013 by cesare del prato in Blog

Aoyama-hina-mains1000pLo Spettacolo e le attività culturali

 Qualche tempo fa ho avuto l’opportunità di fare un intervento presso un gruppo di amici che si occupa di politica, in vista delle prossime scadenze elettorali. Così ho avuto modo proporre alcune mie idee sulla questione delle attività culturali nella nostra città, Roma. Sono solo idee basate su circa venti anni di attività di operatore culturale, essendo per altro cresciuto con un padre che ha dedicato la sua vita alla gestione di un Festival Internazionale per circa 40 anni.

Vorrei parlare all’inizio  degli aspetti economici che riguardano le attività culturali, ovviamente non essendo un economista non mi addentrerò particolarmente, anzi spero proprio in questa occasione di avere conferme e maggiori delucidazioni. Racconterò di alcuni dati rilevati da una recente piccola indagine che ho fatto in giro, tipo quest’articolo:

da l’unità del 12 maggio 2012

“Non è un caso che molti osservatori stranieri si meraviglino del fatto che proprio noi italiani teniamo in così poco conto la cultura come fattore di sviluppo. Eppure il nostro paese è strangolato da una crisi economica devastante, dove regna sovrana la cassa integrazione e la disoccupazione – continua la nota – Il settore industriale dell’auto ha visto ridursi, nel primo trimestre 2012 il 30% delle immatricolazioni automobilistiche, il settore manifatturiero è in forte calo. In tutto il mondo si inizia a guardare alle industrie culturali e creative come a uno dei settori che potranno esercitare nei prossimi anni una spinta trainante sul sistema economico. Solo l’Italia fa eccezione. Da noi la cultura è sempre e soltanto un settore marginale, da tagliare, privo di qualunque interesse strategico. Bene che va, la cultura serve a fare qualche esercizio di retorica a buon mercato, in occasioni in cui c’è da celebrare il nostro orgoglio nazionale. Ma quando si tratta di pensare alle politiche economiche vere la cultura non è mai invitata al tavolo delle decisioni”.

Eppure i numeri smentiscono queste leggende. L’Italia nel 2010 con un investimento pubblico in cultura pari a 1,8 miliardi di euro ha ottenuto un contributo al PIL pari 39,7 miliardi evidenziando, quindi, un moltiplicatore dell’investimento pari a 21,3, il secondo migliore nell’ambito dell’Unione Europea. Se l’Italia investisse una somma pari alla media di quanto messo a disposizione da parte di Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna (6,65 miliardi di euro) il contributo al PIL, a parità di “moltiplicatore dell’investimento”, schizzerebbe a 140 miliardi di euro.

Il sole 24 ore (12 aprile 2012)

La ricerca è stata commissionata dallo stesso direttore, Serge Dorny, alla società Nova Consulting, ed è stata condotta da marzo a luglio 2011, attraverso un questionario compilato da 25mila spettatori, mentre altri 5mila sono stati direttamente intervistati. E le conclusioni sono sorprendenti. Per un euro di sovvenzione pubblica (il teatro riceve fondi da comune, stato, regione) l’Opera di Lione genera circa tre euro di ricaduta diretta sul territorio, oltre all’impatto globale sulla città. Così, per 29 milioni di euro di finanziamenti, le ricadute economiche superano gli 80 milioni.

In particolare, per ogni euro di sovvenzione, l’Opera crea 0,80 euro di impatto economico attraverso i consumi degli spettatori (ad esempio in bar, ristoranti, alberghi, negozi).

Altri due euro, invece, sono prodotti attraverso le attività del teatro (sia con gli stipendi ai dipendenti, sia con gli appalti ai subfornitori locali per settori quali sicurezza, manutenzione, materiali per le scenografie e i costumi, trasporti, eccetera). Quale altro investimento è oggi altrettanto remunerativo?

L’Opéra di Lione, insomma, è una realtà economica di notevole importanza per la città. Non soltanto perché ha un budget che – dopo l’Opera Bastille – è il secondo per importanza tra le istituzioni culturali francesi, superando i 38 milioni di euro l’anno, di cui 29 provenienti da stanziamenti pubblici: il 60% dalla città di Lione, il 20% dallo Stato, il 10% dalla regione Rhone-Alpes e il restante 10% dal dipartimento del Rodano).

Ma il discorso non si esaurisce qui. Grazie alla qualità dei suoi spettacoli, l’Opera è divenuto un elemento fondamentale per accrescere l’attrattività della metropoli francese, sia in termini turistici, sia in termini di innovazione che di investimenti economici: basta pensare alla capacità di attirare l’insediamento delle grandi imprese e il loro radicamento sul territorio, oppure agli effetti positivi sulla coesione sociale e sulla stessa identità locale, ciò che viene oggi definito come «soft power», potere morbido, insomma.

Non ho un progetto ovviamente su come spendere queste risorse, però ho un’idea, che vi illustrerò. Si basa su questi appunti, prendeteli come tali:

Prima cosa stabilire la differenza gestionale di due aree:

  1. CULTURA – ATTIVITA’ CULTURALE
  2. SPETTACOLO – TURISMO

Due dipartimenti soddisfano esigenza diverse che tali sono e debbono essere trattante in termini di risorse, disponibilità, gestione delle mission.

Nell’area CULTURA – ATTIVITÀ  CULTURALE afferiscono tutte quelle attività cui non è richiesto in prima istanza di soddisfare con la loro realizzazione, ad un aspetto economico. Attività  che si basano su degli aspetti di sperimentazione, creazione pura, sperimentazione didattica, aspetti che possono non riuscire a soddisfare esigenze di mercato da subito, ma che vanno difese e sostenute; attività che possono si possono e si devono sviluppare in un ambito di basso profilo imprenditoriale, laddove il profitto non è un obiettivo, né una finalità.

Mi riferisco a: cinema d’autore, musica non commerciale, attività di associazionismo culturale e musicale, librerie, attività d’incontro, compagnie teatrali amatoriali, corali, bande, orchestre didattiche (attività legata alla scuola),scuole di musica, attività coreutiche, scuole di danza, attività culturali legate alle tradizioni, all’artigianato, all’ambito enogastronomico.

Nell’area SPETTACOLO – TURISMO troviamo le attività che hanno principalmente una funzione ricreativa, che tendono a migliorare la ricettività turistica della città, che debbano essere svolte secondo le regole del mercato con le giuste finalità dell’impresa, in cui sia coinvolta anche la pubblica amministrazione. Una corretta gestione può creare degli utili che saranno investiti anche nel finanziamento dell’area 1.

Mi riferisco a: cinema, musica, attività di grossi enti, parco della musica, catene di sale cinematografiche, teatro dell’opera, auditorium della conciliazione, enti teatrali di livello nazionale, stadio olimpico. Attività di natura musicale/ricreativa, locali notturni, club, discoteche; gallerie d’arte, festival estivi, librerie, artisti di strada, teatranti, circensi.

La gestione differente di queste attività in due aree che non siano distinte a livello gerarchico ma gestionale, serve a soddisfare meglio le diverse esigenze delle diverse attività, e si tratta di conoscere queste esigenze, esplorarle e farsene carico.

Nell’area 1) possiamo indicare:

gli spazi (per moltissime piccole realtà associative,

una piccola sede data dal comune a fronte di una seria indagine catastale,

può significare una svolta) piccole ma sicure risorse economiche nell’ordine delle 2/3 migliaia di euro all’anno

aiuto nella diffusione delle notizie circa l’attività

Nell’area 2) possiamo indicare:

partnership economica (creazione di un fondo da reperire e gestire insieme agli enti richiedenti).

logistica (attenzione agli orari dei mezzi pubblici, parcheggi, collaborazione per reperimento aree)

supporto finanziario e legale

controllo dei bilanci

elaborazione di forme di vendita del marketing città di roma, per favorire partnership di altre istituzioni europee a livello di sponsorizzazioni e collaborazioni nella gestione di grossi eventi.

Rispetto all’area 1, ci sono alcune considerazioni da fare circa il concetto di basso profilo imprenditoriale, che ho citato; dedicherò a questo un prossimo articolo, che riguarda in particolar modo come è stata pensata e viene gestita l’acmt, e i motivi per cui riusciamo da circa 17 anni a tenere viva un’attività intensa e continuativa, e riusciamo in questa stagione a mettere in scena la nostra 18 stagione di concerti.

Molte di queste formule di partecipazione sono già sperimentate; inviterò gli invitati che vorranno intervenire a illustrarci l’attuale situazione dal loro punto di vista.

Immagino, una sera d’estate in cui ci sarà qualcuno che guarderà Roma, e la vedrà piena di gente. Tanti piccoli teatri all’aperto con amici, cittadini, giovani vecchi e bambini, che fanno musica, teatro e che stanno insieme, nello spirito dell’amicizia, della fratellanza e  nella cultura di sinistra, dell’antifascismo e della tolleranza.

E immagino che questa persona sia Renato Nicolini, che tanto ha fatto per la cultura e per Roma.

 

 

 

 

 

 

 

 

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