Il messaggio giusto

Posted on 07/05/2013 by cesare del prato in Pillole, Senza categoria

Facendo lezione di musica, ogni tanto mi soffermo a spiegare come la musica sia semplice se il messaggio che essa contiene è chiaro. Mestiere mio e di tanti a volta è semplicemente raccontare come una frase o un passaggio possa essere reso anche tecnicamente più semplice, se si riesce a capire il grumo di musica che c’è dentro. E ovviamente per “spiegarlo” dobbiamo tradurlo a l’allievo in questione o al coro, in linguaggio parola. Da qui l’uso frequente (l’abuso nel mio caso) delle più disparate metafore. Ho avuto dei maestri campioni della metafora, che a loro volta tramandavano metafore d’altri tempi. “Devo sentire il crescere dell’erba in un prato al mattino”. Stavo suonando a lezione il primo tempo dell’op. 53 di Beethoven detta “aurora”. E così via, ne avrei almeno un centinaio da raccontare.

Dunque la metafora spesso a noi maestri ci salva la vita, o almeno la lezione, laddove servirebbero mille parole. Fondamentale anche il “far sentire”, suonare la parte o cantarla ovviamente. Quasi sempre nei brani per coro, il momento del fiato, dove prendere fiato, corrisponde ad una motivazione musicale. La frase musicale dura spesso un fiato umano, il tempo di un respiro, e (magia!) il bello è che succede anche nella musica strumentale. Prendete un qualunque notturno di Chopin e mentre lo sentite respirate insieme alla frase musicale, spesso funziona! Anche il ritmo è fondamentale, capire dove cade un accento risolve spesso dei problemi di incastri fra le voci, o fra le mani, suggerisce delle diteggiature, facilita un passaggio. Il ritmo che anche lui, fa parte del nostro corpo, come ritmico è il cuore e il respiro nella quiete, così un ritmo ordinato e costante rende quiete , mentre l’aritmia genera inquietudine e angoscia

Se funziona una spiegazione  il brano viene meglio, ma la cosa interessante è che anche dal punto di vista tecnico è più semplice. I coristi generalmente non sono professionisti spesso hanno lacune tecniche o i conoscenza della musica (di questo dobbiamo ringraziare la nostra scuola pubblica), ma ho notato come si faciliti l’apprendimento di un brano se si riesce a far capire la strada per il grumo di musica che c’è in un passaggio o in un brano.

Stiamo cantando in questo periodo un corale tratto dalla Matthaus Passion di J. S. Bach. Vi propongo due versioni e cercherò di scrivere poche righe su come riuscire a far raggiongere le indicazioni musicali differenti che si possono ascoltare in queste due versioni.

Nella prima sentirete un suono denso disteso. Se dico “forte” ai coristi, sbaglio, non funziona,  mi si mettono a urlare e dopo questo pezzo lo puoi anche buttare, ci vuole una vita perché venga decentemente. Ma non possono cantare piano. Occorre una distesa di suono, un grande lago. La serenità sfacciata del suono. Un suono, trattandosi di sacro, che non contenga il dubbio; immaginare il senso del sacro nell’animo della buona borghesia di Lipsia nel 1724.

 

Quest’altra versione invece è di Harnoncourt. Il fraseggio è più spezzettato, e c’è una grande cura dell’articolazione delle crome, (ovvero le note più rapide hanno un suono per cui la seconda è più piano della prima. E’ un’esecuzione molto ricercata anch’essa molto bella. Ricorda l’immagine di un sasso che seppur pesante, abilmente lanciato, su quel lago di cui parlavo prima, volteggia in infiniti saltelli, lasciando lenti e inesorabili cerchi di onde.

 

 

 

2 Comments

  1. cesare del prato 07/05/2013 at 22:12

    Andrea, devo ringraziarti per lo spunto che mi hai dato ieri sera per quest’articolo..!

  2. Ho capito tutto maestro. Viva le metafore :-)

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