Sul suonare e cantare a memoria

Posted on 14/05/2013 by cesare del prato in Pillole

14118126-cervello-e-memoria-visita-medica-con-un-medico-su-una-scala-rossa-arrampicata-alta-per-ispezionare-uSuonare a memoria è come raccontare una barzelletta. Quando si racconta una barzelletta si sa già come va a finire, come funziona, il senso comico della storia. Bisogna stare attenti a non sbagliare, a non tradire il finale che suscita il riso. Bisogna appunto controllare. Immaginate una barzelletta letta? Non farebbe ridere nessuno. Suonare (o cantare) a memoria crea un’esecuzione molto più intensa e partecipata, da il senso del controllo anche a chi sente e, effettivamente è anche un’esecuzione nel controllo. Pensate ad una mamma che canta la ninna nanna al proprio piccolo, con lo spartito.. E’ il controllo del messaggio musicale che si sviluppa senza mediatori ulteriori come la partitura. Paradossalmente è più facile suonare a memoria se si è sicuri della parte.

Come fare ad imparare a memoria un brano? Come si fa da bambini quando si impara ad andare in bicicletta. Provare. Ed è molto meno pericoloso per le ginocchia! Per fare a memoria un brano bisogna provare a farlo a memoria senza timore di sbagliare, vincendo la frustrazione del potenziale sbaglio, mentre si studia sbagliare va benissimo, fa parte del momento di apprendimento. E’ utile nel coro cantare a memoria prestando attenzione agli altri, alle altre voci, “appoggiandosi” sugli attacchi degli altri, oltre che sulla direzione del direttore. Spesso faccio fatica a convincere i miei coristi a fare questo passo…

Quando ero giovanissimo abitavo in una casa molto grande, così, spesso, mi mettevo al pianoforte a studiare e avevo i miei libri dall’altra parte della casa, poggiati magari in ingresso al mio ritorno dalla lezione. Un po’ di pigrizia e la casa grande mi invitavano a suonare a memoria un brano anche appena cominciato. E’ chiaro che questo è utile per la memoria ma non per lo studio approfondito della partitura, che deve essere sotto controllo sempre. Una volta il mio amato maestro Elio Maestosi, mi chiese a lezione di studiare bene, approfonditamente una parte del finale di una sonata di Beethoven, ma bene però, con la partitura davanti, controllare tutti i segni dinamici, gli sforzati eccetera. Io diedi raccomandazioni in tal senso. Ovviamente poi andò così, una bella ripassata a memoria e via. Ma lui malefico aveva messo mano al mio libro del tutto squinternato capovolgendo nel libro la pagina che avrei dovuto studiare che rimase così capovolta fino alla lezione successiva. Tralascio le conseguenze di questa mia mancanza (ma mi voleva e mi vuole molto bene, per fortuna).

Dunque importante suonare a memoria, ma molto importante avere sempre lo spartito ben presente nella propria mente. Peri pianisti sono fondamentali anche altre cose: conoscere l’armonia dal punto di vista pratico oltre che teorico, saper suonare “San Martino Campanaro” in tutte le tonalità, suonare ad orecchio, saper “giocare” con il pianoforte (d’altra parte to play, zu spielen, jouer in inglese, tedesco e francese vogliono dire giocare ma anche suonare). A questo punto non posso non citare un libro, che non ho letto, ma che sarà il mio prossimo obiettivo in libreria; si tratta del Metodo rapido di perfezionamento pianistico di Leimer-Giesekingun metodo che consentiva a Walter Gieseking, grandissimo pianista del novecento, di imparare un brano in treno, lontano dal pianoforte, solo con la propria mente. Molto interessante. Il messaggio musicale viene appreso senza alcun intermediario, direttamente dall’autore creatore.

Allora cantate e suonate a memoria, la vostra mente non è una spugna che può assorbire fino ad un certo limite, ma una pianta che più nutrite e stimolate, più cresce.

 

 

One Comment

  1. grazie Cesare, hai proprio ragione spero di arrivare al punto di sapere le parti così bene da godere di ogni vibrazione. Mia e di chi mi sta intorno. BISOGNA StUDIAREEEEE
    alessandra

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