Cultura e spettacolo

Posted on 19/06/2014 by cesare del prato in Musica in città

foto camera marci 045

C’è un errore di fondo circa l’idea di attività culturale. C’è un mischiarsi oramai dato per scontato, tra il concetto di spettacolo, turismo e cultura. Avevamo anche un ministero del Turismo e dello spettacolo abrogato da un referendum. Ma l’idea è rimasta tale. sono di facile reperimento esempi numerosissimi di fondi pubblici stanziati per la realizzazione di attività culturali e poi spesi per la sagra delle cozze o “miss vattelappesca-estate”.

Miille dati oramai dimostrano come le attività culturali sono una risorsa economica eccezionale. Basti pensare che “..l’Italia nel 2010 con un investimento pubblico in cultura pari a 1,8 miliardi di euro ha ottenuto un contributo al PIL pari 39,7 miliardi evidenziando, quindi, un moltiplicatore dell’investimento pari a 21,3, il secondo migliore nell’ambito dell’Unione Europea. Se l’Italia investisse una somma pari alla media di quanto messo a disposizione da parte di Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna (6,65 miliardi di euro) il contributo al PIL, a parità di “moltiplicatore dell’investimento”, schizzerebbe a 140 miliardi di euro., ” [fonte Il sole 24 ore del 12 aprile 2012].

Di spunti analitici, di dati tipo questo ce ne sono centinaia, non servono altre prove dunque ce ne sono tantissime. Il punto è come fare si che questo moltiplicatore possa essere sovvenzionato, gestito e reso utile sia in termini economici sia come elemento che accresce l’occupazione il lavoro, sia come valore che possa proteggere la società da isolate follie come sempre più spesso osserviamo sbigottiti nella cronaca nera dei giornali.

Non ho un progetto vero e proprio io ma ho messo in pratica da venti anni alcuni concetti che si sono formati proprio facendo delle considerazioni sull’attività dell’acmt. Dunque le nostre attività sono diventate un modello possibile e proponibile, esportabile verso qualunque altra realtà cittadina, locale e nazionale.

E come tutti i musicisti sono abituato a pensare a: macroforma, progetto e realizzazione una nota dopo l’altra..

La prima cosa da stabilire la differenza gestionale di due aree:

  1. CULTURA – ATTIVITA’ CULTURALE
  2. SPETTACOLO – TURISMO

Due dipartimenti soddisfano esigenze diverse che tali sono e debbono essere trattante in termini di risorse, disponibilità, gestione delle mission.

Nell’area CULTURA – ATTIVITÀ  CULTURALE afferiscono tutte quelle attività cui non è richiesto in prima istanza di soddisfare con la loro realizzazione, ad un aspetto economico. Attività  che si basano su degli aspetti di sperimentazione, creazione pura, sperimentazione didattica, aspetti che possono non riuscire a soddisfare esigenze di mercato da subito, ma che vanno difese e sostenute; attività che possono si possono e si devono sviluppare in un ambito di basso profilo imprenditoriale, laddove il profitto non è un obiettivo, né una finalità.

Mi riferisco a: cinema d’autore, musica non commerciale, attività di associazionismo culturale e musicale, librerie, attività d’incontro, compagnie teatrali amatoriali, corali, bande, orchestre didattiche (attività legata alla scuola),scuole di musica, attività coreutiche, scuole di danza, attività culturali legate alle tradizioni, all’artigianato, all’ambito enogastronomico.

Nell’area SPETTACOLO – TURISMO troviamo le attività che hanno principalmente una funzione ricreativa, che tendono a migliorare la ricettività turistica della città, che debbano essere svolte secondo le regole del mercato con le giuste finalità dell’impresa, in cui sia coinvolta anche la pubblica amministrazione. Una corretta gestione può creare degli utili che saranno investiti anche nel finanziamento dell’area 1.

Mi riferisco a: cinema, musica, attività di grossi enti, parco della musica, catene di sale cinematografiche, teatro dell’opera, auditorium della conciliazione, enti teatrali di livello nazionale, stadio olimpico. Attività di natura musicale/ricreativa, locali notturni, club, discoteche; gallerie d’arte, festival estivi, librerie, artisti di strada, teatranti, circensi.

La gestione differente di queste attività in due aree che non siano distinte a livello gerarchico ma gestionale, serve a soddisfare meglio le diverse esigenze delle diverse attività, e si tratta di conoscere queste esigenze, esplorarle e farsene carico.

Nell’area 1) possiamo indicare: gli spazi (per moltissime piccole realtà associative, una piccola sede data dal comune a fronte di una seria indagine catastale, può significare una svolta) piccole ma sicure risorse economiche nell’ordine delle 2/3 migliaia di euro all’anno aiuto nella diffusione delle notizie circa l’attività.

Nell’area 2) possiamo indicare: partnership economica (creazione di un fondo da reperire e gestire insieme agli enti richiedenti). Logistica (attenzione agli orari dei mezzi pubblici, parcheggi, collaborazione per reperimento aree), supporto finanziario e legale, controllo dei bilanci, elaborazione di forme di vendita del marketing città di Roma, per favorire partnership di altre istituzioni europee a livello di sponsorizzazioni e collaborazioni nella gestione di grossi eventi.

Rispetto all’area 1, ci sono alcune considerazioni da fare circa il concetto di basso profilo imprenditoriale, che ho citato; non vuol dire solo sollecitare persone a lavorare gratis in forma di volontariato per l’arte. Certo non c’è nulla di male in questo ed è un aspetto degnissimo che crea il piacere di condividere un progetto, lo stare insieme, la bellezza di una comunità di persone amiche. Il basso profilo imprenditoriale non elimina certo però il giusto compenso per chi fa il lavoro dell’artista, del tecnico dello spettacolo, chi viene coinvolto in quanto esperto per una mansione. Il basso profilo imprenditoriale invece elimina il padrone dietro alla cassa, che a fine serata di prende tutto il netto dell’incasso, perchè le risorse che vengono dalle attività vengono gestite in modo comunitario, democratico e trasparente. Questa dimensione idealistica ma anche però pratica, ne siamo la prova vivente, reca dei frutti eccezionali, come questa rassegna di concerti.

A Roma sono molte le realtà simili alla nostra che hanno pochissima visibilità. I media preferiscono focus sul Concertone dei Rolling Stones, è va bene così. Eppure ce ne sono e andrebbero valorizzate, invece, almeno ad una prima analisi, le risorse destinate ad esempio all’Estate Romana 2014, scarsissime dati i tempi, sono state elargite senza nessuno dei criteri che ho espresso. Così chi fa eventi è rimasto scontento dalla pochezza dei soldi ricevuti, chi fa piccola ma continuativa e costante attività non ricevuto quasi nulla.

Spero che un giorno tutto cambi e che si mettano in campo molte più risorse, molte più idee. Voglio immaginare una sera d’estate come queste sere  in cui ci sarà qualcuno dall’alto che guarderà Roma, e la vedrà piena di gente. Tanti piccoli teatri all’aperto con amici, cittadini, giovani vecchi e bambini, che fanno musica, teatro e che stanno insieme, nello spirito dell’amicizia, della fratellanza e  nella cultura repubblicana dell’antifascismo e della tolleranza. E immagino che questo qualcuno sia Renato Nicolini, il primo vero ed unico visionario dell’Estate Romana.

Se il prossimo assessore della nuova giunta capitolina facesse delle scelte legate a questo principio, si cominciasse a prendere in mano la gestione delle attività culturali della e per la città, si intendesse la gestione pubblica degli eventi con un management serio e onesto, allora forse fra 5 ani avremmo una città diversa e non solo nella sua esteriorità, nelle piazze nelle strade, ma anche assolutamente nell’animo e nei pensieri dei suoi cittadini.

 

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